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Il Protocollo Autoimmune (AIP) è una dieta di eliminazione specializzata che mira ad aiutare le persone con malattie autoimmuni ad alleviare i sintomi e ridurre le infiammazioni. Attraverso l’eliminazione mirata di alimenti potenzialmente pro-infiammatori e la concentrazione su cibi ricchi di nutrienti e antinfiammatori, l’AIP si propone di calmare il sistema immunitario e migliorare la salute intestinale. Scoprite come funziona il protocollo e per chi è indicato.

Le malattie autoimmuni colpiscono milioni di persone in tutto il mondo e spesso pongono i pazienti di fronte a grandi sfide nella vita quotidiana. Oltre al trattamento medico, l’alimentazione svolge un ruolo sempre più importante nella gestione di queste malattie. Il Protocollo Autoimmune, in breve AIP, si è affermato negli ultimi anni come un approccio nutrizionale promettente che mira a ridurre l’infiammazione e a regolare il sistema immunitario. Questo articolo esamina in modo completo cosa sia il Protocollo Autoimmune, come funziona e per chi potrebbe essere adatto.

Cos’è il Protocollo Autoimmune (AIP)?

Il Protocollo Autoimmune è una forma di alimentazione terapeutica sviluppata specificamente per le persone con malattie autoimmuni. Si tratta di un’estensione della dieta Paleo, che tuttavia è ancora più restrittiva ed elimina in modo mirato gli alimenti che potrebbero stimolare il sistema immunitario o favorire reazioni infiammatorie.

Il protocollo si basa sull’ipotesi che determinati alimenti possano danneggiare la barriera intestinale e portare a un aumento della permeabilità intestinale. Questa teoria non è ancora completamente supportata scientificamente, ma viene discussa come possibile meccanismo nelle malattie autoimmuni. In questo processo, particelle alimentari non digerite, batteri e tossine passano attraverso la parete intestinale danneggiata nel flusso sanguigno e scatenano reazioni immunitarie. Nelle persone con predisposizione genetica, questo può innescare o aggravare processi autoimmuni.

L’AIP segue un approccio in due fasi: inizialmente vengono eliminati gli alimenti potenzialmente problematici, successivamente vengono reintrodotti gradualmente per identificare i trigger individuali.

Per quali malattie autoimmuni è rilevante l’AIP?

Il Protocollo Autoimmune viene applicato a diverse malattie autoimmuni, tra cui:

La tiroidite di Hashimoto, una malattia autoimmune della tiroide, è tra le indicazioni più comuni. Molti pazienti riportano un miglioramento del controllo dei sintomi e una riduzione dei valori anticorpali. Anche nell’artrite reumatoide gli studi mostrano effetti positivi sul dolore e sui marker infiammatori.

Le persone con morbo di Crohn e colite ulcerosa, due malattie infiammatorie croniche intestinali, utilizzano spesso l’AIP per alleviare i sintomi. Ulteriori aree di applicazione sono la psoriasi, la sclerosi multipla, il lupus eritematoso, la celiachia e l’endometriosi, anche se l’evidenza scientifica varia a seconda della malattia.

È importante sottolineare che l’AIP non rappresenta un’alternativa al trattamento medico, ma dovrebbe essere inteso come misura complementare.

La fase di eliminazione: cosa è permesso, cosa no?

Alimenti da evitare

Nella fase di eliminazione rigorosa, che tipicamente dura da 30 a 90 giorni, vengono evitati i seguenti gruppi di alimenti:

Cereali e pseudocereali vengono completamente eliminati, poiché contengono lectine e altre sostanze difensive vegetali che, secondo la teoria AIP, potrebbero aumentare la permeabilità intestinale nelle persone sensibili. La rilevanza clinica di queste sostanze negli alimenti cotti è scientificamente controversa. Tra questi vi sono grano, riso, avena, quinoa e grano saraceno. Anche i legumi come fagioli, lenticchie, arachidi e soia non sono consentiti.

Le solanacee sono anch’esse nella lista di esclusione. Pomodori, peperoni, melanzane, patate e tutti i tipi di peperoncino contengono alcaloidi come la solanina. L’AIP presume che questi possano intensificare le reazioni infiammatorie in alcune persone, anche se l’evidenza scientifica al riguardo è limitata. La tolleranza individuale dovrebbe essere testata nella fase di reintroduzione. Le uova vengono evitate, poiché la proteina lisozima nell’albume potrebbe influenzare la barriera intestinale e le uova sono tra gli allergeni alimentari più comuni.

I latticini di ogni tipo sono proibiti, inclusi burro, formaggio, yogurt e panna. Il ghee (burro chiarificato) è consentito in alcune varianti dell’AIP come eccezione, poiché contiene pochissime proteine del latte. Noci e semi, compresi oli di noci e spezie da semi, vengono eliminati. Zucchero raffinato, dolcificanti artificiali e alcol sono anch’essi esclusi.

Anche i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) possono affaticare la mucosa intestinale con un’assunzione prolungata. Tuttavia, una modifica della terapia farmacologica dovrebbe avvenire esclusivamente in accordo con il medico curante, poiché i FANS sono terapeuticamente necessari in alcune malattie autoimmuni.

Alimenti consentiti

L’elenco degli alimenti consentiti è comunque sorprendentemente vario e consente un’alimentazione ricca di nutrienti:

Carne e pollame da allevamento rispettoso degli animali costituiscono un’importante fonte proteica. Particolarmente raccomandati sono le frattaglie come il fegato, ricche di vitamine e minerali. Pesce e frutti di mare, in particolare le varietà ricche di grassi come salmone, sgombro e sardine, forniscono preziosi acidi grassi omega-3.

Le verdure in tutte le varianti tranne le solanacee costituiscono la base dell’alimentazione. Particolarmente ricche di nutrienti sono le verdure a foglia verde, le crucifere come broccoli e cavolfiori, e le verdure fermentate come i crauti, che favoriscono la salute intestinale.

La frutta è consentita in quantità moderate, con particolare attenzione alle varietà a basso contenuto di zucchero come i frutti di bosco. I grassi di alta qualità da olio d’oliva, olio di avocado, olio di cocco e fonti animali sono importanti per la sazietà e l’assorbimento dei nutrienti.

Erbe aromatiche e alcune spezie come curcuma, zenzero, aglio ed erbe di ogni tipo sono consentite e spesso hanno effetti antinfiammatori. Anche il brodo di ossa è un pilastro fondamentale dell’AIP. Contiene collagene, gelatina e aminoacidi, ai quali viene attribuito un effetto di supporto sulla mucosa intestinale, anche se l’evidenza scientifica al riguardo è limitata.

La fase di reintroduzione: l’individualizzazione è la chiave

Dopo la fase di eliminazione iniziale e idealmente un miglioramento percepibile dei sintomi, inizia la fase più importante del protocollo: la reintroduzione sistematica degli alimenti. Questo processo può durare diversi mesi e richiede pazienza e un’attenta auto-osservazione.

La reintroduzione avviene gradualmente, testando un solo alimento alla volta per diversi giorni. Inizialmente viene consumata una piccola quantità e si osserva la reazione per 15 minuti fino a tre ore. Se non compaiono sintomi, la quantità viene aumentata il giorno successivo. Dopo un test riuscito, l’alimento viene integrato nel piano alimentare prima di testare il successivo.

Tra i sintomi che possono indicare un’intolleranza vi sono disturbi digestivi, reazioni cutanee, dolori articolari, mal di testa, stanchezza o un peggioramento della malattia di base. Un diario alimentare dettagliato è essenziale in questa fase.

L’ordine di reintroduzione inizia solitamente con gli alimenti meno problematici come semi sbucciati, noci in piccole quantità, albume di uova da allevamento all’aperto e solanacee. Glutine e latticini vengono tipicamente testati per ultimi.

Evidenza scientifica: cosa dice la ricerca?

I dati scientifici sul Protocollo Autoimmune sono ancora limitati, ma in crescita. Uno studio pubblicato nel 2017 ha esaminato l’effetto dell’AIP in pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali. I risultati di questo piccolo studio pilota con 15 partecipanti hanno mostrato che il 73% ha raggiunto una remissione clinica dopo sei settimane. A causa del numero ridotto di partecipanti e dell’assenza di un gruppo di controllo, questi risultati devono però essere interpretati con cautela.

Un altro studio del 2019 si è occupato della tiroidite di Hashimoto. I partecipanti hanno riportato miglioramenti significativi nella qualità della vita, nei sintomi e nei marker infiammatori. Tuttavia, i gruppi di studio erano piccoli e mancano studi controllati randomizzati più ampi.

I critici sottolineano che la natura restrittiva della dieta aumenta il rischio di carenze nutrizionali e può compromettere la qualità della vita attraverso limitazioni sociali. Inoltre, non è chiaro quali componenti del protocollo – l’eliminazione di determinati alimenti, l’aumento di cibi ricchi di nutrienti o altri fattori dello stile di vita – siano responsabili dei potenziali miglioramenti.

Tuttavia, molti pazienti riportano miglioramenti soggettivi, il che rende il protocollo un approccio interessante nel trattamento complementare.

Attuazione pratica nella vita quotidiana

Pianificazione e preparazione dei pasti

L’attuazione di successo dell’AIP richiede un’attenta pianificazione. Il batch-cooking, ovvero la pre-cottura di grandi quantità, facilita notevolmente la vita quotidiana. Il brodo di ossa può essere preparato in grandi quantità e congelato in porzioni.

Una dispensa ben fornita di alimenti conformi all’AIP è utile: latte di cocco, verdure fermentate, verdure surgelate, carne e pesce di alta qualità e vari oli dovrebbero essere sempre disponibili. L’investimento in una pentola a cottura lenta o Instant Pot può semplificare la preparazione.

Mangiare fuori casa e situazioni sociali

Le visite ai ristoranti richiedono preparazione. Si consiglia di controllare in anticipo il menu e, se necessario, parlare con il ristorante. Piatti semplici a base di carne o pesce alla griglia con verdure al vapore sono spesso possibili. In caso di inviti, si può offrire di portare un proprio piatto.

Una comunicazione aperta sul proprio regime alimentare aiuta a evitare malintesi. La maggior parte delle persone mostra comprensione quando vengono spiegate le ragioni di salute.

Sfide comuni e approcci risolutivi

Molte persone sperimentano nelle prime settimane una “fase di adattamento” con possibile peggioramento dei sintomi, stanchezza o voglie alimentari. Questo può far parte dell’adattamento al nuovo regime alimentare (ad esempio attraverso la privazione di carboidrati o cambiamenti nel microbioma) e di solito si risolve dopo una o due settimane.

Il rischio di carenze nutrizionali, in particolare di calcio (per la rinuncia ai latticini), vitamina E (per la rinuncia a noci e semi) e possibilmente di alcune vitamine del gruppo B, dovrebbe essere preso sul serio. La vitamina D dovrebbe comunque essere controllata regolarmente, poiché le carenze sono comuni nella popolazione generale. È consigliabile un controllo regolare dei valori ematici e, se necessario, un’integrazione sotto supervisione medica.

Il carico psicologico dovuto all’alimentazione restrittiva non dovrebbe essere sottovalutato. Il supporto di gruppi di auto-aiuto, comunità online o di un terapeuta specializzato in nutrizione può essere utile.

Quando è consigliabile l’accompagnamento professionale?

L’esecuzione del Protocollo Autoimmune dovrebbe idealmente avvenire sotto supervisione specialistica. Un nutrizionista o medico specializzato in malattie autoimmuni può aiutare ad adattare individualmente l’alimentazione ed evitare carenze nutrizionali.

L’accompagnamento professionale è particolarmente importante in caso di disturbi alimentari esistenti, sottopeso, durante la gravidanza e l’allattamento, e nei bambini e adolescenti. Anche le persone con più malattie croniche o terapie farmacologiche complesse non dovrebbero iniziare il protocollo senza consultare il medico.

Approcci alternativi e complementari

L’AIP non è l’unico approccio basato sull’alimentazione per le malattie autoimmuni. Anche la dieta mediterranea mostra proprietà antinfiammatorie ed è meno restrittiva. La dieta a basso contenuto di FODMAP può essere particolarmente utile nelle malattie intestinali.

Oltre all’alimentazione, altri fattori dello stile di vita svolgono un ruolo importante: sonno sufficiente, gestione dello stress, esercizio fisico regolare e l’astensione dal fumo supportano significativamente la regolazione del sistema immunitario.

Conclusione: un percorso individuale per alleviare i sintomi

Il Protocollo Autoimmune rappresenta un approccio nutrizionale promettente, anche se impegnativo, per le persone con malattie autoimmuni. La ricerca finora condotta e numerose testimonianze indicano che molti pazienti possono beneficiare di una riduzione dei sintomi e di un miglioramento della qualità della vita.

È tuttavia importante riconoscere che l’AIP non è una cura miracolosa e non funziona allo stesso modo per tutti. La fase di reintroduzione individuale è fondamentale per scoprire quali alimenti siano personalmente tollerati. Un’alimentazione a lungo termine troppo restrittiva non è né necessaria né raccomandabile.

Il protocollo dovrebbe sempre essere inteso come misura complementare al trattamento medico, mai come sostituto. La stretta collaborazione con i professionisti sanitari, la pazienza con il proprio corpo e un’aspettativa realistica sono la chiave del successo.

Per le persone che soffrono di sintomi persistenti nonostante il trattamento convenzionale, l’AIP può valere la pena di essere provato – a condizione che sia eseguito con la dovuta cura, il supporto professionale e la consapevolezza che l’alimentazione è solo un elemento costitutivo nella gestione complessa delle malattie autoimmuni.

Dieser Ratgeber dient ausschließlich zu Informationszwecken und ersetzt keine medizinische Beratung oder Diagnose. Bei anhaltenden Beschwerden konsultieren Sie bitte einen Arzt. Nahrungsergänzungsmittel und Heilpflanzen sollten nicht ohne Rücksprache mit einem Therapeuten eingenommen werden.